Il testo integrale – La Giuliani Anello ha avuto sempre eccellenti fatturati e anche nei momenti di crisi non è mai stata fatta un’ora di cassa integrazione. Nel settore del riscaldamento nei mesi di febbraio, marzo e aprile è il momento di calma di mercato per poi esplodere da luglio a dicembre con anche straordinari e assunzioni a tempo determinato.
Da un po’ di mesi (più di un anno) le domande che ci si poneva erano tante:
- perché non vogliono acquistare il materiale per far fronte agli ordini dei clienti?;
- perché non ci danno il piano ferie?;
- perché non ci danno il CUD nei tempi stabiliti, ma dobbiamo sempre chiederlo noi?;
- perché l’ultimo giorno di settembre sono state bloccate le spedizioni per il raggiungimento del fatturato?;
- perché bloccano i progetti?;
- perché licenziano i responsabili di punto in bianco?;
- perché non si può fare scorta di magazzino di prodotti finiti (come abbiamo sempre fatto negli anni passati) per far fronte alla grossa richiesta da luglio in poi?
Ma non abbiamo mai ottenuto risposte.
Dal nostro punto di vista avevano già in mente di metterci il bastone tra le ruote in tutti i settori per poi trovare la scusa della crisi, del fatturato basso e della mancanza di responsabili nell’azienda di Cento. Un bel programmino eseguito alla perfezione non c’è dubbio, peccato che il fatturato di Cento ha sempre dato da mangiare agli altri due stabilimenti: uno a Gardolo e uno a Biassono.
Il nostro pensiero è che sia a Gardolo che a Biassono abbiano già usufruito di gran parte degli ammortizzatori sociali consentiti e non potendo più chiederne altri hanno ben pensato (casualmente) di chiudere a Cento e trasferire tutta la produzione nei due stabilimenti passivi. Tante lavorazioni sono state date a terzisti che possono rientrare e dividerceli tra i tre stabilimenti del gruppo Watts (soluzione non presa in considerazione).
Un’altra scusa è data dal capannone molto grande che c’è a Gardolo e le spese di gestione sono tante. Capannone troppo grande avuto per pochissimo dalla Michelin? Possono dividerlo in tante parti (visto che la Watts problemi di denaro non ne ha) e poi affittare o vendere l’esubero.
Soluzione della multinazionale: trasferire la produzione e hanno ben pensato che noi siamo di troppo. Ma volete mettere la professionalità di operai che fino ad oggi hanno mandato avanti il marchio con la loro esperienza anche senza guida dal 2003? Ci vogliono anni per avere il tocco, conoscere i trucchi, i metodi per far funzionare le cose, non basta solo guardare un disegno e assemblare. Sarà un marchio che andrà a morire, ma a questo punto non è che interessi più di tanto.
Quello che da fastidio è che chi si avvicina alle multinazionali sa di che morte deve morire se lo Stato non agevola le imprese e tutela i lavoratori.





