CENTO (FE) 18/05/25 (DI ANDREA ROSSI) RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO DAL DOTT. ANDREA ROSSI RICERCATORE DI STORIA MILITARE UNA RIFLESSIONE STORICA SU GLI ECCIDI MAGGIO TRA CUI RIENTRA L’ECCIDIO DEI 7 FRATELLI GOVONI LA CUI COMMEMORAZIONE SI E’ TENUTA LO SCORSO 11 MAGGIO !
I sette fratelli Govoni e gli eccidi di Argelato, fra i silenzi della storia e il dolore della memoria
Dopo ottanta anni dai fatti avvenuti nel maggio 1945, spesso poco o nulla ricostruiti in modo corretto e tante volte annegati nel silenzio delle istituzioni, proviamo a partire dalla fine della storia: una storia cui i fatti certi riguardano i morti ammazzati e i loro assassini, ma poco altro. La vicenda dei fratelli Govoni riemerge nel dibattito pubblico una ventina di anni fa, dopo la pubblicazione delSangue dei Vinti di Gianpaolo Pansa, stagione in cui, di malavoglia fra gli storici e con notevoli imbarazzi giornalistici, si torna a parlare del dopoguerra italiano.

MESSAGGIO PROMOZIONALE: DALLE ANTICHE TERRE DEL GUERCINO E DI PARTECIPANZA I BUON I FRUTTI DELL,A TUA TERRA
il punto è esattamente questo, dopo ottanta anni: sui fratelli Govoni la memoria ufficiale prima ha taciuto, poi ha dovuto confermare, poi ha corretto la conferma, poi ha lanciato fango e infine ha fatto in modo che il tempo facesse il suo corso. La memorialistica locale si è occupata tardivamente e poco diligentemente di questo tema, con spunti d’interesse ma con la quasi totale assenza di inquadramento generale dell’argomento diventato oggetto di una stucchevole polemica politica.
I fatti in realtà sono drammaticamente semplici, e sono comunemente definiti “gli eccidi di Argelato”, in quanto non riguardarono solo i sette fratelli Govoni ma furono una sequenza di varie uccisioni arbitrarie avvenute a guerra finita. Gli autori degli omicidi erano i vertici della brigata “Paolo”, formazione nata per riunire una serie di distaccamenti di pianura delle formazioni garibaldine bolognesi, fino ad allora indipendenti, e che tali rimarranno sostanzialmente fino alla liberazione.
L’8 maggio 1945 elementi di questo reparto, rimasti in armi dopo il 25 aprile, sequestrano e uccidono la famiglia del podestà di San Pietro in Casale assieme a nove cittadini di Cento, in provincia di Ferrara, città che è transitata indenne dagli eccessi della guerra civile e come la confinante Pieve di Cento, priva di qualsiasi evidenza di lotta partigiana. Qui, il giorno 11, sempre elementi della brigata “Paolo” fermano e rapiscono i sette fratelli Govoni e successivamente dieci cittadini di San Giorgio di Piano, fra cui un giovane militare dell’esercito di liberazione appena giunto a casa, e li uccidono con percosse e strangolamenti nei pressi di Argelato, seppellendo poi tutti i cadaveri in tre grandi fosse comuni.
Le frettolose sepolture saranno scoperte solo nel 1951 dopo lunghe indagini dei Carabinieri, svolte in un clima di paura e omertà: i morti sono complessivamente ventinove, pochi iscritti al fascio repubblicano, diversi possidenti e qualche esponente del mondo cattolico. Vanno a giudizio nel 1953 Vittorio Caffeo, Vitaliano Bertuzzi, Adelmo Benni, Luigi Borghi, tutti ex partigiani comunisti della “Paolo”, a vario titolo individuati come autori materiali della strage; vengono condannati all’ergastolo, ma prima degli altri gradi di giudizio sfuggiranno alla pena riparando in Cecoslovacchia, senza più rientrare in Italia, i mandanti non saranno mai individuati.
Depositaria di quel ricordo atroce è rimasta la famiglia, che con grande dignità lo ha mantenuto vivo sino a oggi. La storia non condanna o non assolve nessuno. Sono gli storici a giudicare, ovviamente se hanno voglia di farlo; se poi giudicano, il minimo contrattuale sarebbe partire da quello che è accaduto. In teoria.
Andrea Rossi dottore di ricerca in storia militare ricercatore storico
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