CENTO (FE) 05/09/26 (NOTA STAMPA) “LA RANA NELLA PENTOLA” : LA METAFORA DI DIEGO CONTRI PER SPIEGARE QUANDO CENTO SI ABITUA AL DEGRADO !
C’è una vecchia metafora, quella della rana nella pentola, che racconta una verità semplice e inquietante: se la temperatura aumenta lentamente, la rana si abitua al calore e non percepisce più il pericolo. Quando finalmente si accorge che l’acqua è diventata bollente, potrebbe essere ormai troppo tardi.
È questa la sensazione che si avverte guardando oggi Cento.
Non perché la nostra città sia improvvisamente diventata un luogo invivibile. Il problema è forse più subdolo: ci stiamo abituando, poco alla volta, a una città peggiore.
Ci abituiamo ai negozi che chiudono e alle vetrine vuote.
Ci abituiamo a servizi che negli anni sono scomparsi.
Ci abituiamo a un centro storico che fatica a ritrovare vitalità.
Ci abituiamo alle difficoltà delle imprese e al progressivo impoverimento del tessuto economico.
Ci abituiamo al degrado degli spazi pubblici, alla manutenzione che non sempre è all’altezza e a una sicurezza percepita da molti cittadini come sempre più fragile.
E soprattutto ci abituiamo a sentire ripetere che non si può fare nulla.
Ma una città non muore quando chiude un negozio. Non muore quando perde un servizio. Non muore quando un’impresa decide di andarsene.
Una città comincia a morire quando tutto questo diventa normale.
Cento, invece, avrebbe bisogno dell’esatto contrario: di tornare ad arrabbiarsi, a pretendere, a progettare.
Serve una politica che non si limiti alla gestione dell’esistente, ma che abbia il coraggio di chiedersi dove vogliamo essere tra dieci o vent’anni.
Dove vogliamo portare le nostre imprese?
Come vogliamo rilanciare il commercio?
Come vogliamo rendere il centro storico nuovamente attrattivo?
Quale ruolo vogliamo dare alle associazioni, allo sport, al volontariato e all’imprenditoria sociale?
Quali servizi vogliamo riportare sul territorio?
Come vogliamo creare nuove opportunità per i giovani?
E soprattutto: qual è il progetto per Cento?
Perché amministrare una città non significa soltanto affrontare le emergenze giorno dopo giorno. Significa avere una visione e costruire le condizioni perché quella visione possa diventare realtà.
Non servono miracoli. Servono idee, capacità, coraggio e una classe dirigente che abbia la determinazione di dire che Cento può e deve pretendere di più.
La domanda, allora, non è se l’acqua sia già bollente.
La domanda è quanto ancora vogliamo aspettare prima di spegnere il fuoco.
Perché il momento peggiore non è quando una comunità scopre di essere in difficoltà.
È quando smette di accorgersene.
E Cento non può permettersi di diventare una città che si è semplicemente abituata al peggio.






