Cento – Ci spiega nel dettaglio la proposta Marina Govoni responsabile del Circolo 196 di Cento attraveso la toccante nota a seguire: “Ci sono urla che i governi non vogliono sentire… Provengono dal buio delle prigioni e delle stanze degli interrogatori. Sono le urla di chi viene picchiato, frustato, soffocato, stuprato, privato del sonno.. Sono le urla di chi viene torturato. Universalmente bandita, la tortura è altrettanto universalmente praticata e sistematicamente negata. Il suo scopo non è quasi mai uccidere fisicamente, bensì spezzare la volontà, distruggere l’identità del torturato, annientarlo e annullarlo come essere umano. Trent’anni fa, Amnesty International ha portato alla luce la dimensione mondiale della tortura ispirando l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, il 10 dicembre 1984, della Convenzione contro la tortura, che proibiva uno degli atti più terribili che un essere umano possa commettere contro un altro essere umano. Il divieto di tortura è assoluto. Eppure, nonostante la Convenzione obblighi gli stati firmatari a considerare reato la tortura, a indagare in modo approfondito e imparziale qualsiasi denuncia e a perseguire i responsabili, la tortura è ancora oggi molto diffusa. In questi tre decenni, i governi, spesso in nome della sicurezza e della lotta al terrorismo, hanno continuato a torturare dissidenti, oppositori politici e membri di minoranze, per estorcere loro confessioni, per punirli, intimorirli, o privarli della loro dignità, con metodi che vanno dai supplizi di tipo medievale alle più raffinate tecniche moderne, in cui il torturatore infligge le torture semplicemente schiacciando un bottone in un’altra stanza. Negli ultimi cinque anni, Amnesty International ha documentato casi di tortura in almeno 141 paesi. Nei primi mesi del 2014, 79 paesi hanno praticato la tortura. A 30 anni dall’approvazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, Amnesty International lancia la nuova campagna “Stop alla tortura” per chiedere il rispetto di quel trattato e per sollecitare gli stati a introdurre garanzie contro la tortura. A livello mondiale, la campagna si concentrerà, in particolare, su cinque paesi in cui, come in tantissimi altri, l’impunità è pressoché totale e dove Amnesty ritiene di poter contribuire a cambiare significativamente la situazione: Filippine, Marocco/Sahara Occidentale, Messico, Nigeria e Uzbekistan. La campagna si rivolge anche all’Italia, chiedendo con forza che nel codice penale italiano sia introdotto il “reato di tortura”, colmando finalmente il ritardo di oltre 25 anni dalla ratifica della Convezione da parte dello Stato italiano. Amnesty ha denunciato le autorità italiane per i gravissimi atti di tortura compiuti ad opera delle forze dell’ordine alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001. In questi 13 anni, sono emersi molti altri casi che chiamano in causa la responsabilità delle forze di polizia, del personale sanitario e penitenziario e, purtroppo, non c’è stata una risposta adeguata da parte delle istituzioni. L’assenza di uno specifico “reato di tortura” nella nostra legislazione finora ha fatto sì che fatti qualificabili e qualificati come tortura fossero sanzionati con pene lievi, arrecando anche danno alla credibilità dell’operato delle forze di polizia. Il 5 marzo 2014, il Senato ha approvato un testo unificato che introduce specificamente il “reato di tortura”, pur con alcune criticità. Il testo, infatti, qualifica la tortura come reato comune, dunque imputabile a qualunque cittadino, pur prevedendo l’aggravante nel caso in cui sia commesso da un pubblico ufficiale. Inoltre, non persegue le condotte omissive e manca della previsione di un fondo nazionale per le vittime della tortura. Amnesty chiede alle autorità italiane di stare dalla parte dei diritti umani impegnandosi affinché il “reato di tortura” venga introdotto nel codice penale italiano quanto prima e in linea con la definizione della Convenzione Onu contro la tortura del 1984, garantendo in questo modo la copertura nazionale della violazione e contribuendo alla prevenzione della tortura e dei maltrattamenti. Gli appelli della campagna “Stop alla tortura” si possono firmare online al sito ttp://www.amnesty.it/stoptortura/appelli. Marina Govoni Gruppo Amnesty 196 di Cento Per informazioni: e-mail: gr196@amnesty.it<BR>Tel/Fax: 051-6848038<BR>www.amnesty.it






