CENTO (FE) 30/05/25 ( COMUNICATO STAMPA) – DOPO, L’IMPEGNATIVA SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CENTO DEL 29 MAGGIO, LA CAPOGRUPPO FDI FRANCESCA CALDARONE NON PERDE TEMPO E CON IL PRIMO TRENO RAGGIUNDE IL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA, DOVE, L’ATTENDE IL DIRETTIVO NAZIONALE TUTELA VITTIME DI VIOLENZA, NEL QUALE, PRESENTERA’ LE SUE PROPOSTE I SUOI PROGETTI…. TRA LE TANTE COSE LA CAPOGRUPPO PROPONE LO “SPORTELLO FIDUCIA”….LEGGIAMO !

ALCUNE IMMAGINI DELLA GIORNATA AL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA DI FRANCESCA CALDARONE ….SOPRA A SX: INSIEME ALLA SENATRICE CINZIA PELLEGRINO REFERENTE NAZIONALE DEL DIPARTIMENTO TUTELA VITTIME DI VIOLENZA E ALLE SUE COLLEGHE NAZIONALI
Sono qui oggi come referente del Dipartimento Tutela Vittime, ma soprattutto come donna, madre e cittadina di un Paese che ha ancora troppo da fare per chi subisce violenza, per chi è vittima e troppo spesso resta invisibile.
Oggi ci troviamo di fronte a una responsabilità enorme: quella di scegliere da che parte stare.
Perché ogni volta che una donna non denuncia per paura,
ogni volta che una ragazza si sente colpevole invece che protetta,
ogni volta che un bambino cresce in una casa dove l’amore fa male,
è lo Stato a dover rispondere. Non con le parole, ma con i fatti.
Le vittime ci chiedono una sola cosa: protezione.
E questa protezione parte da lontano, parte dall’educazione.
Se vogliamo davvero contrastare la violenza, dobbiamo educare i nostri ragazzi e le nostre ragazze fin dalla scuola.
Non possiamo lasciare che il primo “modello di relazione” sia quello che trovano nei social o nelle serie tv.
Serve un investimento culturale radicale: servono programmi scolastici che parlino di rispetto, di consenso, di empatia.
Che insegnino ai ragazzi che amare non significa possedere, che la rabbia non è forza e che la prepotenza non è virilità.
Ma serve anche dire alle ragazze, fin da piccole, che il loro valore non si misura nel silenzio.
Che non devono avere paura. Che fidarsi delle istituzioni è un loro diritto.
Che denunciare è un atto di coraggio, ma anche un atto che deve trovare protezione, ascolto, accoglienza.
Oggi però voglio testimoniare una violenza silenziosa, sottile, eppure devastante, che continua a crescere nel buio dei social: quella contro le donne che scelgono di esporsi, di impegnarsi, di parlare in politica.
Una violenza fatta di insulti, di umiliazioni, di minacce. Non colpisce solo chi la riceve, ma tutte quelle ragazze che guardano e pensano: “Se parlo, se mi espongo, succederà anche a me.”
Questa è censura. È una forma moderna di intimidazione. È una violenza che vuole zittire, che vuole rispedirci nell’angolo da cui per anni abbiamo lottato per uscire.
Io stessa, come tante donne in politica, so cosa significa leggere sotto un post insulti sul proprio corpo, sulla propria voce, sulla propria competenza.
So cosa vuol dire ricevere messaggi minacciosi per aver semplicemente espresso un’opinione.
E tutto questo accade ogni giorno, nell’indifferenza generale.
Come se la violenza verbale, quella digitale, fosse meno grave solo perché non lascia lividi.
Ma li lascia, eccome. Sull’anima, sulla fiducia, sul coraggio di tante donne.
Permettermi di leggervi alcuni commenti…
Voglio dire una cosa con chiarezza, senza timore:
troppo spesso, quando a essere insultata, derisa, minacciata è una donna di destra, cala un silenzio assordante.
Nessun appello, nessuna indignazione, nessuna solidarietà.
Dove sono, in quei momenti, i paladini del femminismo a corrente alternata?
Dove sono quei partiti che si riempiono la bocca con le parole “parità” e “diritti” solo quando conviene, solo se la vittima appartiene al loro stesso schieramento?
Ecco, io lo dico qui, in quest’Aula:
la violenza non ha colore politico. L’odio non conosce bandiere.
E il rispetto per le donne vale sempre, non solo quando si è d’accordo con le loro idee.
Chi resta in silenzio davanti all’odio perché non condivide le idee della vittima, ne è complice.
E questa ipocrisia va denunciata con la stessa forza con cui denunciamo ogni altra forma di violenza.
Per questo propongo:
La creazione di un Piano Nazionale di Educazione al Rispetto e all’Affettività, in collaborazione tra Ministero dell’Istruzione e Dipartimento per le Pari Opportunità. Un piano che entri stabilmente nelle scuole, con formatori, psicologi, testimoni.
L’istituzione di uno “Sportello Fiducia” in ogni scuola secondaria, dove le ragazze (e anche i ragazzi) possano trovare ascolto, orientamento, supporto. Perché spesso la violenza si riconosce da piccoli segnali, e se li intercettiamo in tempo, salviamo vite.
Una rete di protezione vera, rapida, efficace: dalle forze dell’ordine ai servizi sociali, dalla magistratura alle associazioni. Le vittime devono sapere che non sono sole. E lo Stato deve dimostrarglielo nei fatti, ogni giorno.
Campagne di comunicazione pubblica che parlino il linguaggio dei giovani, che entrino nelle loro vite, nei loro telefoni, nei loro cuori. Perché se non intercettiamo il loro mondo, qualcun altro lo farà. E non sempre con messaggi sani.
Perché è lì che dobbiamo dire forte e chiaro: l’odio non è un’opinione.
Una legge che riconosca l’aggravante della violenza di genere nei crimini d’odio online, perché un insulto sessista rivolto a una donna in quanto tale non è solo maleducazione: è una forma di violenza, e deve essere punita come tale.
Non possiamo più permetterci silenzi, ambiguità, mezze misure.
Non possiamo più permettere che le donne vengano giudicate per le idee, attaccate per il coraggio, colpite per la libertà.
Boi oggi dobbiamo scegliere. Non tra destra e sinistra.
Ma tra chi ha il coraggio di agire e chi preferisce voltarsi dall’altra parte.
Tra chi difende davvero le donne e chi lo fa solo quando gli conviene.
Io so da che parte stare. Noi lo sappiamo.
Stiamo dalla parte delle donne che non vogliono più avere paura.
Dalla parte delle vittime che chiedono protezione e verità.
Dalla parte delle figlie a cui vogliamo lasciare un Paese più giusto, più libero, più coraggioso.
Non basta più “parlarne”.
È il momento di agire.
E io, oggi, sono qui per dire che noi ci siamo. E ci saremo. Sempre.







