CENTO 10/02/17 – (ENRICA BONDI) La nuova sfida per la coppia di istrionici figli d’arte è la commedia musicale noir “Serial killer per signora”, di Douglas J. Cohen, tratta da un film del 1968, a sua volta basato sul romanzo No Way to Treat a Lady, di William Goldman che sarà rappresentata al Teatro Pandurera di cento, martedì 14 febbraio p.v. alle ore 21. In realtà, si tratta di una ripresa per Gianluca Guidi, che già aveva diretto e prodotto lo spettacolo nella stagione 2002/2003; e ora si cala straordinariamente anche nei panni del protagonista, Christopher Gill, attore disoccupato, che vive nell’ossessivo ricordo della celebrità della madre, attrice da poco scomparsa. Per raggiungere l’agognata notorietà (almeno, quella delle prime pagine dei giornali, in particolare il New York Post), decide di diventare un killer seriale, eliminando donne sulle quali lascia come marchio un bocca femminile disegnata col rossetto (a simboleggiare quei baci che sua madre non gli ha mai concesso). E ingaggia una lotta piena di suspence, ma ricca anche di divertimento, con il detective Morris Bromo (Ingrassia), anch’egli per nulla insensibile al desiderio di notorietà, il quale, pur avendo superato di gran lunga la trentina, vive ancora in casa con una madre opprimente (Alice Mistroni). Mentre le azioni e i comportamenti dei due protagonisti si trovano quasi a procedere di pari passo, sulla loro strada incrociano la giovane Sarah Stone (Teresa Federico), un’affascinante cultrice d’arte, che farà perdere la testa a Morris e, dunque, sarà il bersaglio perfetto per Christopher.
Per maggiori informazioni: www.fondazioneteatroborgatti.it
biglietteria@fondazioneteatroborgatti.it
tel.051/6843295 nei seguenti giorni e orari: da martedì a venerdì ore 16– 19 .
Il sabato dalle ore 10 alle ore 12.30.
Il giorno di spettacolo dalle ore 20.
Trama
Cristopher Kit Gill e Morris Bromo sono i protagonisti di Serial Killer per signora. Non si conoscono. Nessuno dei due sa dell’esistenza dell’altro. Kit è un attore disoccupato, da poco orfano di una madre che ne ha marchiato a fuoco la vita: una grande attrice, troppo impegnata per donare l’affetto e le attenzioni di cui un figlio avrebbe bisogno, della quale Kit tenta di emulare il successo in modo assai diverso. Morris è un detective della polizia di New York, non più giovanissimo. Ha scelto di rimanere vivo e di non cercare clamori carrieristici. Nemmeno la vita privata brilla: vive ancora a casa con la madre, una signora ebrea invadente e possessiva.
Poi il primo omicidio: commesso da una psiche malata, tanto malata da telefonare al distretto di Polizia per lamentarsi della poca attenzione che la stampa gli ha dedicato. Kit cerca Morris. Inizia un rapporto simbiotico tra i due e le loro rispettive “carriere”.Note di regia “Un killer in città, può provocare il caos, e che detective lo impacchetterà” canta Morris ad un certo punto della commedia. Questa frase stigmatizza il percorso dei due protagonisti. Kit, uccidendo, ottiene la prima pagina del New York Times, secondo la sua mente malata raggiunge il successo. Morris ne diventa l’inseguitore e potenziale carnefice, dando lustro alla sua sbiadita carriera. Nutrendosi uno dell’altro, iniziano una gara senza esclusione di colpi che, inevitabilmente, avrà un solo vincitore.
Se volessimo addentrarci brevemente in una descrizione più profonda del loro rapporto, potremmo tranquillamente asserire che, sebbene in forma assai più lieve e edulcorata, sono l’uno il compendio dell’altro, quasi a voler risvegliare un saggio shakespeariano a firma di René Girard intitolato Il Teatro dell’Invidia in cui si descrive quella spirale che, a partire dal desiderio dell’essere di un altro (il desiderio mimetico), innesca un conflitto la cui violenza è domata solo sporadicamente mediante il sacrificio di una vittima designata.
Si intrecciano le vite dei nostri due eroi e del loro “Amore” (come dice Shakespeare ne I Due Gentiluomini di Verona): l’uno per l’altro, con altri rapporti normali e protagonisti di vite terrene: due madri, tre vittime ed una affascinante giovane donna dell’upper class newyorkese, che contribuirà non poco a mettere confusione nella vita del povero Detective Morris Bromo.
Appunti di viaggio di Gianluca Guidi
“Ciò che più atterrisce un regista è scrivere le note di regia o la presentazione di uno spettacolo che metterà in scena dopo 6 mesi. Spesso le buone idee arrivano poco prima della prova generale, e mentre sei felice di aver risolto uno o più problemi, ti dici: “bello, certo le note di regia di sei mesi fa… ah, se avessi potuto scriverle ora!”
Nel caso di Serial Killer per Signora, però – mi si consenta il paragone più che mai azzeccato – si tratta di un ritorno sulla scena del delitto.
Era il 2001 quando ho prodotto e diretto (senza interpretarlo) questo spettacolo per la prima volta. Fu un’esperienza felice: la mia prima regia. Piacque tantissimo, mettendo d’accordo critica e pubblico.
A distanza di quindici anni ne curo una seconda edizione, con delle differenze: non produco più, ne sono sempre il regista, interpreto uno dei due ruoli maschili ma spero nel medesimo esito. Ecco perché reputo più appropriato chiamare queste poche righe ”appunti di viaggio”.
Il testo di Douglas J. Cohen (autore sia delle musiche che della drammaturgia) mi è familiare da 15 anni, ed il mio viaggio teatrale dopo 3 lustri mi riporta qui.
Il teatro, tendenzialmente, dovrebbe sempre raccontare una storia; a volte, purtroppo, la si sacrifica per qualche non meglio identificato onanismo di palcoscenico che non porta acqua al mulino di nessuno.
Dalla precedente edizione porto con me la brillante e colta versione delle liriche di un grande maestro della musica leggera italiana Giorgio Calabrese, la direzione musicale originale di Riccardo Biseo con materiale aggiunto e orchestrato da Ciro Caravano e parte della traduzione di allora a firma del mio grande amico Gianni Fenzi.
Dopo il successo di Taxi a due piazze, virare decisamente verso qualcosa di completamente diverso, è sembrata la scelta più naturale che Giampiero Ingrassia ed il sottoscritto avrebbero dovuto fare.
Speriamo di incontrare di nuovo il favore di pubblico e critica che ci hanno accompagnati nel precedente spettacolo. E poi chissà, magari faremo un viaggio sulla luna, che di ‘sti tempi, anche per disintossicarsi un po’…
Con il medesimo affetto che dura da 30 anni di palcoscenico, ma (purtroppo) un po’ più disilluso.”
Gianluca Guidi





