FERRARA 29/05/20 – ( MATTEO LANGONE FERRARA ARTE) SIGNORI SI PARTE: BANKSY C’E’ DAL 30 MAGGIO AL 27 SETTEMBRE 2020 !
Palazzo dei Diamanti presenta la mostra Un artista chiamato Banksy, a cura di Stefano Antonelli,
Gianluca Marziani e Acoris Andipa, ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale, in
collaborazione con Ferrara Arte.
Originario di Bristol, nato intorno al 1974, inquadrato nei confini generici della street art, Banksy
rappresenta il più grande artista globale del nuovo millennio, esemplare caso di popolarità per un
autore vivente dai tempi di Andy Warhol.
A parlare, al posto dell’artista inglese che nessuno ha mai visto e di cui nessuno conosce il volto,
sono le sue opere. Opere di inaudita potenza etica, evocativa e tematica. Banksy rappresenta la
miglior evoluzione della Pop Art originaria, l’unico che ha connesso le radici del pop, la cultura hip
hop, il graffitismo anni Ottanta e i nuovi approcci del tempo digitale.
Quello che arriva a Palazzo dei Diamanti è un imponente evento che riunisce oltre 100 opere e
oggetti originali dell’artista britannico, in un percorso espositivo che dà conto della sua intera
produzione: vent’anni di attività che iniziano con i dipinti della primissima fase della sua carriera,
fino agli esiti dello scorso anno con le opere provenienti da Dismaland, come la scultura Mickey
Snake con Topolino inghiottito da un pitone. Ci sono poi gli stencil e, ovviamente, le serigrafie che
Banksy considera vitali per diffondere i suoi messaggi. Un quadro raccontato esaurientemente in
mostra da ricche schede testuali in grado di ricostruire storie, aneddoti, provenienze e relazioni, in
un percorso di approfondimento ideato affinché il pubblico possa scoprire l’artista nelle sue
molteplici angolazioni. Per Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi, «produrre, aprire e visitare
questa mostra dedicata all’approfondimento e alla conoscenza dell’opera dell’artista più
controcorrente su scala globale, nei primi giorni della fase 2 è un atto di amore, di coraggio e di
speranza nei confronti del valore dell’arte e della cultura, dopo mesi di dolore e di difficoltà».
Tra il 2002 e il 2009 Banksy pubblica 46 edizioni stampate che vende tramite la sua casa editrice
Pictures on Walls di Londra. Si tratta di serigrafie che riproducono alcune tra le sue più famose
immagini, molte delle quali sono state usate nei suoi interventi all’aperto, che sono diventate
“affreschi popolari”. Oltre trenta serigrafie originali sono state selezionate dai curatori per la mostra
ferrarese. Tra queste le ormai iconiche Girl with Balloon, serigrafia su carta del 2004-05 votata
nel 2017 in un sondaggio promosso da Samsung, come l’opera più amata dai britannici, e Love is
in the Air, una serigrafia su carta che riproduce su fondo rosso lo stencil apparso per la prima
volta nel 2003 a Gerusalemme sul muro costruito per separare israeliani e palestinesi nell’area
della West Bank, che raffigura un giovane che lancia un mazzo di fiori, messaggio potente a un
passo dai lanciatori di pietre del palcoscenico più caldo del Mediterraneo. Presente, con tutti i suoi
rimandi all’iconografia rinascimentale reinterpretata e rielaborata secondo la tecnica del
“détournement” che ne mette in crisi il significato classico, la Virgin Mary, conosciuta anche come
Toxic Mary, una serigrafia su carta del 2003 che secondo alcuni rappresenta una dura critica di
Banksy al ruolo della religione nella storia.
«Banksy mette in discussione concetti come l’unicità, l’originalità, l’autorialità e soprattutto la verità
dell’opera» spiegano due dei curatori, Stefano Antonelli e Gianluca Marziani «tratteggiando una
nuova visione sulla relazione tra opera e mercato, istituendo, di fatto, un nuovo statuto dell’opera
arte, una nuova verità dell’arte stessa, ovvero l’opera originale non commerciabile». Banksy
preferisce da sempre la diffusione orizzontale di immagini rispetto alla creazione di oggetti unici.
Una lezione mutuata da Andy Warhol, con il suo approccio seriale e l’uso sistematico della
serigrafia.
Fondamentali nel percorso espositivo i dipinti realizzati con spray o acrilici su diversi tipi di
supporto che raramente si possono incontrare nelle esposizioni dedicate all’artista inglese. Tra
questi uno dei suoi primissimi lavori, Lab Rat, realizzato in spray e acrilici su compensato nel
2000, è una delle tante opere “riscoperte” di Banksy: originariamente pannello laterale di un palco
allestito presso il festival di Glastonbury, venne dipinto sul posto; il pannello è rimasto poi per anni
in un magazzino e alla sua riscoperta nel 2014 è stato autenticato dall’artista. In mostra anche il
CCTV Britannia, spray su acciaio forato del 2009, che trasforma la lancia della figura femminile
che personifica la nazione inglese in un supporto per una telecamera a circuito chiuso, messaggio
non troppo nascosto contro il controllo esercitato sugli spazi pubblici, luoghi prediletti da Banksy
per il suo agire.
«Banksy supera la stessa arte che finora abbiamo conosciuto. Ne riformula regole, usi e costumi,
ricreando una filiera che elimina gli imbuti produttivi del modello tradizionale» spiega Gianluca
Marziani «Banksy usa strumenti e materiali che tutti conosciamo, senza perdere aderenza con
oggetti fisici e tangibili, con forme semplici e quasi banali, con un mondo lo-fi privo di utopie
fantasy. Lo capiscono tutti in quanto usa la grammatica degli oggetti e la sintassi delle storie
condivise. Si alimenta di cronaca e realtà, ribaltando storie che toccano l’umanità intera».
Quello di Banksy è un immaginario semplice ma non elementare, con messaggi che esaminano i
temi del capitalismo, della guerra, del controllo sociale e della libertà in senso esteso e dentro i
paradossi del nostro tempo. Per la prima volta una mostra esamina le immagini di Banksy
all’interno di un quadro semantico che ne veicoli origini, riferimenti, relazioni tra gli elementi e piani
di pertinenza. Completano la mostra diversi poster da collezione, le banconote Banksy of
England, alcune t-shirt rarissime e i progetti di copertine di vinili.
«Rifiutando di essere rappresentato da una galleria, Banksy continua a infrangere le regole, e in
questo modo smaschera il mercato stesso dell’arte» afferma Acoris Andipa «È un peccato che non
importi cosa produca l’artista, quanto siano impegnate le opere o il lavoro pubblico che affronta i
temi delle inadeguatezze sociali: ciò che interessa la maggioranza delle persone è il suo valore
economico».
AVVISO IMPORTANTE: L'artista conosciuto come Banksy non è in alcun modo coinvolto in questa
mostra. Il materiale per questa esposizione proviene interamente da collezioni private. Per quanto
riguarda l'artista, il suo ufficio è stato informato.
Dal seguente link è possibile scaricare la cartella stampa che include una selezione delle
immagini delle opere in mostra: https://tinyurl.com/banksy-diamanti
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Un artista chiamato Banksy
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
30 maggio 2020 – 27 settembre 2020
Organizzatori
Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea in collaborazione con
Associazione Culturale MetaMorfosi
A cura di
Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa
Aperto tutti i giorni 11-21
Aperto anche 2 giugno e 15 agosto






