CENTO (FE) 22/06/21 – (DI MARCO RABBONI) “IL PUNTO DI VISTA DI IRENE” PER QUESTA PUNTATA POSA LO SGUARDO SU UN SIMBOLO DELL’ARTE ITALIANA : LA DAMA CON L’ERMELLINO DI LEONARDO!

Leonardo Da Vinci (Vinci, 1452- Amboise 1519), già riconosciuto come genio nel Cinquecento,
venne definito dal Vasari come colui che “manifestamente si fa conoscere per cosa largita da Dio e
non acquistata per arte umana”, ma anche come “vario et instabile”, poiché costantemente
insoddisfatto della sua stessa opera che“cominciò molte cose e nessuna mai ne finì”.
A causa della sua condizione di “figlio illegittimo”, Leonardo non potè seguire studi regolari; ma
ciò non costituì un ostacolo. Dopo aver frequentato la bottega del Verrocchio, importante ambiente
della Firenze di quegli anni, nonché fucina di nuovi talenti, il giovane artista iniziò a formarsi da
solo, animato da una forte sete di conoscenza e di curiosità. Da sempre affascinato nella
rappresentazione empirica della realtà, Leonardo Da Vinci, basò i suoi studi sull’analisi scientifica
di ciò che osservava. Il suo fu un procedimento conoscitivo incentrato sulla pratica concreta e
verifica dei dati, procedendo per prove ed errori. Appunto per questo motivo che Leonardo non si
definì un uomo di arte, ma di scienza.
Più di ogni altro artista, di Da Vinci si possiedono un quantitativo enorme di disegni e studi, in
particolare schizzi eseguiti principalmente a matita rossa (sanguigna), medium di particolare
morbidezza che gli consentiva di calibrare la pressione del segno sulla carta. Tra tutti i suoi studi,
spiccano i ritratti. Leonardo, infatti, fu sempre affascinato dalla psicologia dei suoi personaggi e
dalle infinite possibilità di rappresentare le espressioni umane. (Tra l’altro sarà il pioniere della
caricatura).
Opera in questo senso che oggi come allora desta un fascino quasi magnetico è “La Dama con
l’ermellino” (Olio su tavola, 1485-90). Attualmente conservata presso il “Czartoryski Muzeum” di
Cracovia, la tavola mostra una giovane donna, di appena quindici anni. È Cecilia Gallerani, amante
di Ludovico Maria Sforza detto il Moro, Duca di Milano, da sempre ricordata per la sua bellezza,
cultura e doti dell’animo.
Tutte le qualità espressive e psicologiche della Dama vengono qui messe in scena dall’abile mente e
mano scientifica di Leonardo. Osservando i due protagonisti del quadro, la curiosità di conoscere il
significato della presenza dell’ermellino, lascia il posto ad uno stato di quasi ipnosi, che
gradualmente trascina all’interno dell’opera stessa. Cecilia, stagliandosi su uno sfondo
completamente scuro, emerge prima in penombra e poi in piena luce; la Dama viene colta in un
movimento molto vivace con il busto voltato verso sinistra e leggermente in profondità, ma il suo
viso si volta verso destra, quasi come se fosse colpita improvvisamente la sua attenzione.
Il busto eretto di Cecilia risalta l’inarcarsi sinuoso dell’ermellino che, nonostante le dolci carezze,
pare essersi sollevato seguendo il suo istinto predatore. Ermellino come simbolo del quadro stesso
sia per l’assonanza con il cognome “Gallerani” (ermellino in greco è galé), sia per le virtù
tradizionalmente attribuite all’animale, che qui vengono proiettate nella giovane donna, ovvero:
moderazione, candore ed equilibrio.
Cecilia Gallerani e il suo ermellino mostrano sguardi carichi di personalità e mistero. Per Leonardo
lo sguardo è sempre stato la finestra dell’anima umana e in Cecilia Gallerani riesce a replicare in
maniera esatta e perfetta questa caratteristica., così come lui la vedeva nella realtà.
In conclusione, Leonardo, attraverso un’abilità innata, è il genio, colui che nella ritrattistica è
sempre riuscito a cogliere le infinite sfumature psicologiche o emozioni passeggere dei suoi
personaggi.




