CENTO (FE) 17/02/21 – ( DI IRENE FINI) “IL PUNTO DI IRENE” IN MODO FATALE <<UN’OCCASIONE>> PER RICORDARE UNA GIORNATA DI CARNEVALE !
È una domenica pomeriggio e ho voglia di Carnevale. Carica di gioia, con la mia macchina mi dirigo verso Cento, capitale emiliana dell’evento allegorico. Sono impaziente di immergermi nei colori e nella musica. Cerco parcheggio, stranamente ce n’è per essere una domenica di carnevale: dove sono i camper? Posteggio la macchina. Scendo. Cammino verso Piazzale Bonzagni; ma le transenne? Non trovo la biglietteria e l’ingresso alla manifestazione. Cerco qualcuno a cui chiedere. Nessuno. Affretto il passo lungo corso Guercino. “Sicuramente saranno in Piazza, chissà che temi verranno presentati e quali ospiti ci saranno sul palco” mi dico. Arrivo in Piazza Guercino e il mio sguardo non vede nulla. Silenzio. Un silenzio assordante. Dove sono i carri? E il palcoscenico? Non ci sono coriandoli per terra. L’unica musica che sento è l’aria che soffia, carica di solitudine. Siamo solo io e la statua del Guercino. Non avrei mai immaginato di ritrovarmi a scrivere queste righe. Chi mi conosce sa molto bene quanto il Carnevale di Cento sia da molti anni parte integrante della mia vita. È una vera e propria passione. Una passione che è iniziata nel 2005, quando avevo circa 10 anni, e che nel corso del tempo è cresciuta, ogni giorno di più. Per chi ama e vive il carnevale a pieno con tutte le sue energie, questi sono giorni di forte preoccupazione e malinconia. Manca andare ai capannoni e iniziare qualche “dibattito” su chi sarà il vincitore; manca sentire il vociare carico di adrenalina dei carristi e vedere le loro mani, intrise di vernice e di colla, che frettolosamente ritoccano gli ultimi dettagli alle maschere. Manca anche vedere prendere forma l’enorme palcoscenico che domina tradizionalmente la piazza di Cento. Manca vedere quel mantello rosso svolazzare sul palco. Manca farsi travolgere dal tripudio di colori e di odori; farsi coinvolgere in qualche passo di samba, accompagnati dal movimento ondeggiante dei meravigliosi costumi delle ballerine brasiliane. Si ha voglia di rivivere quella sospensione emotiva che coinvolge tutti i partecipanti: dai carristi, agli organizzatori della kermesse. Enorme è il desiderio di rivedere Piazza Guercino colma di persone sorridenti con le braccia alzate e le mani aperte, pronte a ricevere il generoso gettito lanciato dalle torrette dei carri allegorici. Sono gli assembramenti che ci piacciono. I loro sorrisi, sguardi contenti e carichi di divertimento sono l’obbiettivo finale di un anno di lavoro. Si sente nell’aria che il Carnevale di Cento non c’è. Non ci si può fare niente, c’è una pandemia in corso. Gli assembramenti sono dannosi per tutti noi. Dobbiamo portare pazienza ed aspettare. Ma, siamo proprio sicuri che non ci sia nulla da fare? Credo che la malinconia, per quanto sia legittima, debba essere trasformata in un’occasione. Per tutti. Nessuno escluso. Un’occasione per rivedere certi aspetti della manifestazione allegorica, magari anche rivalutare certe decisioni prese; guardare il passato e il presente per affrontare più consapevolmente il futuro che si sta già, qui ed ora, prospettando per il Carnevale. E questo però è possibile solo attraverso la collaborazione. Tutti gli attori, pubblici e privati, che operano per la realizzazione dell’evento, non devono mai dimenticarsi che hanno in comune lo stesso obiettivo che si chiama “Cento Carnevale d’Europa”. Non bisogna farsi sopraffare dagli eventi e perdere tempo prezioso dietro a delle polemiche sterili.






