CENTO (FE) 24/07/25 ( COMUNICATO STAMPA) CHI PENSAVA CHE CERTE COSE SUCCEDONO SOLO NEL PROVONDO SUD, TRE ANNI VA SI E’ DOVUTO RICREDERE, PER L’EPISODIO GRAVE DI CAPORALATO, QUI, PROPRIO VICINO A NOI, A CORPORENO. UNA DONNA, UNA LAVORATRICE AGRICOLA E’ STATA PICCHIATA, UMILIATA, OFFESA, SFRUTTATA …

NELLA FOTO FRANCESCA CALDARONE REGGENTE DIPARTIMENTO (FDI) TUTELA VITTIME UNA IMMAGINE COME ESEMPIO DEL LAVORO NEI CAMPI
OGGI GIUSTIZIA E’ FATTA… DA SUBITO E OGGI, FRANCESCA CALDARONE NELLA VESTE DI REGGENTE DEL DIPARTIMENTO (FDI) TUTELA VITTIME ( NON SOLO MORTALI MA, ANCHE VITTIME DI SFRUTTAMENTO) HA SEMPRE SOSTENUTO LA LAVORATRICE E LE DONNE LAVORATRICI IN GENERE..OGGI, FRANCESCA CALDARONE PLAUDE ALLA CONDANNA: LEGGIAMO LA SUA NOTA STAMPA !

MESSAGGIO PROMOZIONALE: CI VEDIAMO MARTEDI’ 29 LUGLIO DALLE ORE 8,00 ALLE ORE 13,00 PIAZZA DEL GUERCINO
Picchiata per una paga in nero: condannato il caporale. Dopo tre anni, arriva la condanna. Tre anni fa, in un angolo isolato delle campagne di Corporeno, una donna è stata picchiata. Lavorava, come tante donne, sotto il sole, senza tutele, senza un contratto. Sotto il comando di un uomo che credeva di poter alzare le mani per imporsi, per umiliarla, per zittire chi reclamava solo dignità con un contratto in regola. Quel giorno non è stato solo un atto di violenza. È stato un atto di potere, di prepotenza, di sopraffazione. Un gesto vile, che racconta meglio di mille discorsi che cos’è il caporalato: schiavitù mascherata da lavoro, brutalità camuffata da autorità, sfruttamento legalizzato dal silenzio. Oggi, finalmente, è arrivata la condanna: 7 mesi di reclusione per chi ha alzato le mani su quella donna. Una pena che forse non restituirà il dolore subito, la paura che ha dovuto nascondere per mesi, la rabbia di sentirsi sola. Ma è un segnale. Una parola chiara: colpevole. È una piccola grande vittoria contro un sistema che sfrutta, che schiaccia, che toglie voce a chi lavora nei campi. È una sentenza che urla che nessuno ha il diritto di trattare una donna — o chiunque altro — come una proprietà, come una bestia da lavoro, come un bersaglio della propria rabbia. Questa storia è personale, ma parla a tanti. A tutte le donne che lavorano nell’ombra. A chi ha paura di denunciare. A chi pensa che tanto non cambierà mai nulla. Oggi qualcosa è cambiato. Oggi un giudice ha detto che quella donna aveva ragione. Che alzare le mani non è mai giustificabile. Che sfruttare è un crimine. Che il caporalato è una ferita che va denunciata, curata, combattuta.
A chi ha subito e tace: non abbiate paura. A chi comanda con la forza: il tempo dell’impunità è finito. Giustizia, è stata fatta…
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