CENTO (FE) 08/02/21 – (DI IRENE FINI) BACCO – LA RIVOLUZIONE DI MICHELANGELO: NE PARLA IRENE FINI!
Nella storia delle arti visive si sono susseguiti tanti artisti che, grazie ai loro contributi intellettuali,
hanno permesso, non solo di arricchire di bellezze i vari paesi del mondo, ma anche di rivoluzionare
stilisticamente il modo di produrre arte e vedere la realtà. Uno dei più importanti artisti italiani dell’epoca moderna fu Michelangelo Buonarroti. Tutti bene o male conosciamo almeno una delle sue opere più famose (Chi non conosce la Pietà Vaticana?), sia per averlo letto da qualche parte, sia per averlo studiato a scuola. Michelangelo Buonarroti è stato indiscutibilmente un artista poliedrico rivoluzionario, colui che si è distaccato completamente dalla tradizione artistica del tempo, tanto in architettura quanto in scultura. Egli apportò un nuovo modo di osservare il dato reale e di lavorare il marmo. Sono proprio le sue opere che ci raccontano del suo estro, intelletto e della sua intelligenza, anche quando i soggetti appartenevano ad una tematica del
“già visto”. C’è un’opera di Michelangelo che mi è rimasta particolarmente impressa, non tanto per la qualità
del suo materiale, ma per ciò che rappresenta: una rivoluzione. Il soggetto, riconoscibile attraverso i
suoi attributi, è il Bacco, dio del divertimento, del vino e del piacere. Definito anche come Dioniso,
egli è come da tradizione accompagnato in basso dal suo immancabile piccolo satiro, che con aria
da furbetto, approfitta per gustarsi grappoli d’uva.
La figura del Bacco per secoli è stata ripresa nel mondo delle arti visive, come: teatro, letteratura, pittura (si vedano ad esempio le opere di Caravaggio) e scultura. Ma è affascinante notare come egli venga diversamente interpretato dagli occhi degli artisti. Proprio per questo che, prima di entrare nel vivo dello stile del nostro Dioniso michelangiolesco, è doveroso dedicare una piccola parte del racconto al momento storico in cui la statua fu scolpita. Nel 1496 il giovane Michelangelo da Firenze si recò a Roma per studiare e, durante il suo soggiorno, si poté mantenere grazie alla perspicace protezione di alcuni collezionisti privati: il più
importante fra questi fu Jacopo Galli. Immediatamente, Michelangelo si guadagnò una particolare
attenzione da parte del Galli, il quale gli commissionò una serie di opere, tra cui il “Bacco”. La
figura di questo collezionista privato è risultata fondamentale per l’artista; infatti, se avessimo più
notizie sul conto di Jacopo Galli, ad oggi sapremmo di più in merito alla produzione giovanile di
Michelangelo. Come in tutte le sue opere, l’artista prima di scolpire si poneva un problema, che per il Bacco
risiedeva nel movimento del corpo. Tuttavia, la resa del dinamismo corporeo in scultura è stata una
costante per tutti gli artisti fiorentini del Rinascimento. Questi ultimi, pur avendo come modello di
riferimento l’arte antica, quale massima espressione armonica della bellezza, riconoscevano in essa
un limite: la rappresentazione scultorea dei soggetti antichi avveniva solo attraverso un punto di
vista dominante, che solitamente era quello frontale. Fu proprio questo aspetto che venne modificato dagli scultori fiorentini dell’epoca moderna, i quali mostrarono diverse direzioni: da un lato abbiamo Donatello, il quale, come testimonia la sua “Giuditta” [vedi foto], aveva inventato un tipo di figura con quattro punti di vista coordinati fra di loro; dall’altro, abbiamo il Verrocchio che, come dimostra “Putto con Delfino”
[vedi foto], introduce una figura serpentina godibile egualmente da ogni lato. Quindi, è probabile che senza gli
esperimenti del Verrocchio, la posa spirale del “Bacco” michelangiolesco non sarebbe stata
concepibile. Tuttavia, Michelangelo creò la forma del nostro personaggio come un organismo
razionale, una caratteristica che abbraccia, avvolge e sente il marmo in tutte le sue parti. Il suo
“Bacco” è godibile da qualsiasi punto di vista: frontalmente, dal basso verso l’alto, da destra verso
sinistra, da dietro, in diagonale ecc. Tutto è in movimento, dalle sue gambe, alle labbra dischiuse,
dallo sguardo alticcio e dal movimento della mano che solleva la coppa colma di vino, quasi ad
invitarci a brindare con lui. L’opera ebbe talmente successo che, nel 1532 fu ritratta [vedi foto] da Maarten Van Heemskerck, artista olandese, che si era recato in Italia per studiare i reperti antichi romani. Il suo disegno
testimonia come Michelangelo, nonostante a quella data fosse ancora in vita, venisse visto agli
occhi del mondo a lui contemporaneo come un artista di riferimento, dal quale attingere e imparare
una nuova tecnica. La sua importanza fu tale che, come appunto mostra il disegno dell’artista
olandese, il suo Dioniso è circondato da opere dell’arte antica. Chissà se Maarten Van Heemskerck fosse rimasto più colpito dalla statua in sé o dalla personalità del nostro Artista. Ciò che sappiamo, però, con certezza è che nel “Bacco” Michelangelo si proclamò già ormai libero da ogni schiavitù tecnica, anticipando tutto quello che avrebbe poi dimostrato nelle sue opere più mature.









