CENTO (FE) 09/10/20 – ( DI MARCO RABBONI) IRENE FINI RACCONTA CHAGALL PER LA RUBRICA : GUARDIAMO TUTTI LO STESSO MONDO MA CON OCCHI DIVERSI!
Ho avuto il piacere di partecipare alla visita guidata della mostra di Chagall presso Palazzo Roverella di Rovigo. E dopo Banksy, pur prediligendo un altro tipo di periodo storico artistico, mi stupisco nuovamente di come un artista contemporaneo sia riuscito a trasmettermi tante emozioni. Attraverso un allestimento moderno, organizzato all’interno di un palazzo storico, la mostra dal titolo “Marc Chagall, e anche la mia Russia mi amerà”, è riuscita a trasmettere il carattere sognante di questo artista e la sua profondità d’animo. Chagall, infatti, attraverso l’arte, ha voluto mostrare la sua vita: dai viaggi continui in Europa e America, al suo attaccamento alla Russia, suo paese natale. Tuttavia, c’è un elemento costante che appare sempre in ogni sua singola tela, ovvero l’immenso amore che provava nei confronti di Bella, sua amata e prima moglie; così come l’attaccamento alla vita si mostra in ogni singolo dettaglio della sua quotidianità presente e passata.
Ma cerchiamo insieme di avvicinarci alla personalità di questo meraviglioso artista, a tratti anche un po’ misterioso. Nato in un piccolo borgo presso Vitebsk nel 1887, Marc Chagall mostra immediatamente un carattere sognante e molto vicino al mondo artistico. La sua famiglia, però, in particolar modo il padre, non erano molto contenti che il figlio intraprendesse la carriera artistica. Ma Marc era determinato e così si iscrisse all’Accademia di San Pietroburgo, dove però ben presto iniziò a non esserne soddisfatto. In ambito accademico, infatti, si studiavano gli antichi, i nudi e la perfezione classica. Chagall, invece, sentiva il bisogno di rappresentare altro; si domandava spesso “perché nelle opere pittoriche non compare mai il colore viola ad esempio?”. Nel 1910 ricevette una borsa di studio per un soggiorno a Parigi. Presso la capitale francese, Chagall ebbe modo di conoscere le nuove correnti del momento, in modo particolare il Fauvismo e il Cubismo; ma anche di frequentare, tra gli altri, Guillaume Apollinaire e Robert Delaunay, con il quale strinse una forte e duratura amicizia. Sempre a Parigi, come racconta lo stesso artista nel documentario proiettato a fine della mostra, Chagall prese un atelier nel grande complesso della “Ruche”, edificio che ospitava altri 140 studi di
artisti. Non era molto contento di questo luogo; egli stesso affermò che gli ambienti erano piccoli e si viveva anche in scarse condizioni igieniche. Ma ciò nonostante, il continuo contatto con diverse personalità e le correnti delle Avanguardie del tempo iniziano a mettere in moto dentro di lui nuovi sviluppi artistici, che progressivamente lo porteranno a creare uno stile tutto personale. La scomposizione cubista (si vedano le opere di Picasso), ad esempio, sembra modellare le sue figure, mentre il colore fauve, come il viola, blu, verde e rosso (si vedano le opere di Matisse) le anima con note alte e brillanti. Le sue opere mostrano il carattere sognante dell’artista, il suo attaccamento alle tradizioni e alle leggende della sua terra, creando filtro particolare tra lui e le ricerche più avanzate, inducendolo a
dar via a immagini incantevoli in cui si mescolano fantasia e realtà. Attraverso una continua sintesi, emergono così animali, come il gallo, e oggetti di uso comune che assumono posizioni innaturali all’interno delle tele. L’opera che più mi ha colpito è “La passeggiata”, in cui, al di là del paesaggio con forti rimandi cubisti, ciò che stupisce è la posizione di Bella: l’amata, tenuta per mano da Chagall, è raffigurata nell’atto di volare. A Chagall non importa rappresentare la realtà così com’è. A lui interessa mostrarci come lui vede il mondo; interessa mostrarci quanto potesse amare la sua Bella e quel volo rappresenta tutta la leggerezza e il sentimento che li ha legati per sempre. “Io aprivo soltanto la finestra della stanza e l’aria azzurra, l’amore e i fiori entravano con lei.”








