CENTO (FE) 03/02/21- ( UFFICIO STAMPA) LA LEGA E.R VUOLE VEDERCI CHIARO SUOI FONDI EROGATI: COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, LEGA ER: “PIU’ TRASPARENZA DEI COSTI ED EFFICACIA DEI PROGETTI DI SOLIDARIETA’ NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO”
Progetti di cooperazione internazionale più efficaci e con una chiara rendicontazione quanto ad obiettivi e spese. La Lega non è contraria ad aiutare in loco le popolazioni dei Paesi invia di sviluppo, anzi, ma la presentazione della relazione sull’attività del 2029 e 2019 ha fatto emergere non pochi dubbi tra gli esponenti del Carroccio.
I consiglieri regionali Valentina Stragliati e Gabriele Delmonte hanno letto in controluce le spese sostenute dalla Regione nei progetti di collaborazione internazionale in qualità di confinanziamento, per il 2018 e 2019 oltre due milioni di euro. “La trasparenza su come vengono spesi i soldi della Regione – ha detto Stragliati – è fondamentale specie in questo periodo in cui sull’economia italiana si sono abbattute le conseguenze della crisi pandemica; occorre maggiore trasparenza e oculatezza trattandosi di oltre 2MLN che di fatto vengono sottratti agli emiliano-romagnoli”. Delmonte ha poi sottolineato l’assurdità di una impostazione politica di cooperazione internazionale della Giunta: “Dovete decidere da che parte stare: non si può aiutare la popolazione del Saharawi con progetti di cooperazione internazionale e poi stringere accordi commerciali con il Marocco, aiutare il popolo palestinese e avere intese con Israele. Credo che questa Giunta abbia idee molto confuse al riguardo”.
Nel corso della discussione Stragliati ha evidenziato la difficoltà di reperire la rendicontazione economica dei vari progetti , oltre al grave ritardo con cui l’attività del 2018 e del 23019 è stata portata all’esame dell’Assemblea legislativa regionale. “Quanto poi alla ripartizione di fondi del bando ordinario -ha denunciato Stragliati – , tra spese generali, amministrative, diarie e spese di missione, nel complesso all’intervento vengono sottratte fino al 34,5% delle risorse. In queste spese non sono ricomprese le spese di viaggio del personale italiano e i costi del personale locale nonché le diarie ad esso riferite per le quali non è previsto tetto. L’assurdo è che la spesa per “Equipaggiamenti, materiali, forniture”, ovvero quello che dovrebbe essere il cuore dell’operazione, ovvero il “donato”, non possa superare il 28% dei costi diretti delle attività”.
Ancora più assurdo, secondo Stragliati, è che non più della metà di detta percentuale possa essere utilizzato per la realizzazione di opere strutturali (max 14% dei costi diretti della attività): “ Pensiamo, quindi al progetto presentato per il Sahrawi per la ristrutturazione degli edifici pubblici danneggiati a seguito della bomba d’acqua che colpì la regione, intervento che a logica si suppone sia prevalentemente “strutturale” e vediamo come sia del tutto ridicolo fissare in una soglia massima del 14% dei costi diretti del progetto il massimale da utilizzare per la realizzazione od il recupero di infrastrutture”. L’esponente del Carroccio, nel dettaglio, ha stigmatizzato il fatto che il progetto “Valorizzare l’autonomia e l’inclusione dei giovani con disabilità in Mozambico”, prevede “una ricaduta sul territorio[…] tramite radio ed eventi di sensibilizzazione in Emilia-Romagna”; il progetto “I care in Ukraine” “prevede attività di sensibilizzazione in Emilia-Romagna con incontri/feste aperte alla cittadinanza”. Stragliati, a proposito del progetto per il Burundi “Parmanutri” , ha espresso critiche sull’idea che per “ridurre la malnutrizione dei bambini sotto i 5 anni, dei quartieri nord di Bujumbura, coinvolgendo le loro mamme nella sperimentazione di una tecnologia innovativa applicata all’ambito della formazione ad una corretta nutrizione. Le attività realizzate vanno dalla formazione alle mamme ad una corretta alimentazione dei bambini, supportandole anche con una APP creata ad hoc, dimostrazioni pratiche di ricette corrette per la giusta alimentazione” con un contributo regionale di quasi 25mila euro”. O il progetto “Pita e Pasta di pace” dove “con 13mila euro di spesa della Regione – ha detto Stragliati – si invita a partecipare “al mercoledì rosa di Reggio Emilia per assaggiare o imparare a cucinare la pita”. O per i campi profughi in Saharawi dove il progetto “Diritti in campo”, “ si propone di creare una sinergia tra le attività sportive proposte e i Diritti Umani si occupa di formazione di “comunicatori sportivi” perché “per promuovere la cultura sportiva in una popolazione sedentaria, sono necessari anche interventi di informazione sportiva” anche qui con un contributo regionale di 25mila euro. O per la Bielorussia – Progetto “Sanità e formazione”: “Nella scheda – ha detto Stragliati – si legge “la formazione sanitaria sarà rivolta alle donne in merito ai bambini, in particolare per prevenzione, gestione di infortuni domestici, disostruzione pediatrica”.
Il progetto è strutturato con forme di scambio, volontari Anpas che andranno in Bielorussia, personale bielorusso che verrà in Italia. Senza nulla voler togliere ad un intervento che sicuramente ha finalità più utili dei precedenti, vedremmo sicuramente con maggior favore l’offrire formazione specialistica avanzata a personale medico pediatrico o il fornire apparecchiature avanzate anziché dedicarci agli “infortuni domestici””. Infine Stragliati ha acceso i riflettori sul progetto volto a sostenere i minori non accompagnati evacuati dalle carceri libiche che oggi si trovano sotto mandato UNHCR. “Nel progetto testualmente si legge: “I beneficiari del progetto sono 250 minori fuoriusciti da carceri illegali e disumani dove sono state perpetrate violenze psicologiche, fisiche e sessuali ai loro danni.” Ma noi che tipo di supporto diamo a questi minori brutalizzati? Medici? Psicologi? No, interveniamo con un progetto di “sostegno alla formazione all’uso degli strumenti informatici di base”, ha concluso Stragliati ricordando che in questo casi i fondi regionali nel 2018 hanno sfiorato i 30mila euro.






