CENTO (FE) 13/03/21 -( DI IRENE FINI) IL PUNTO DI VISTA DI IRENE FINI: “IL BACCO DI SANSOVINO” UN’ALTRA IMPORTANTE SCULTURA AL ESAME DI IRENE !
Nello scorso appuntamento, abbiamo analizzato insieme il “Bacco” di Michelangelo, calandoci
nello specifico di come esso abbia influenzato e rivoluzionato profondamente la tecnica scultorea di
fine ‘400. È importante specificare, però, come non sia sempre ovvio e automatico che una
determinata opera, seppur grandiosa e nuova, influenzi in egual maniera l’operato di altri artisti.
Nel mondo delle arti visive ci saranno sempre dei poli opposti. Ecco come, attraverso un medesimo
soggetto, quindi il nostro Bacco, vediamo una diversa interpretazione da parte di un altro artista
contemporaneo a Michelangelo Buonarroti.
Jacopo Tatti detto il Sansovino, nato a Firenze nel 1486, fin dalle sue prime opere ribadisce
immediatamente la sua posizione anti-michelangiolesca, la quale emerge in maniera preponderante
proprio nel suo “Bacco” del 1511. La statua attualmente è conservata all’interno del Museo del
Bargello ed è quasi integra della sua composizione originaria.
È molto probabile che, prima di progettare la sua opera, Jacopo Tatti avesse visto dal vero il
“Bacco” del Buonarroti, collocata all’interno del giardino di Jacopo Galli, importante collezionista
privato. Seppur installato su un piedistallo circolare, come si vede in foto, il “Bacco” del Sansovino
è concepito attraverso la tradizione quattrocentesca, quindi un punto di vista principale e tre punti di
vista secondari. Questo dovuto al fatto che Sansovino, educato nell’orbita di Andrea Sansovino e
Raffaello, non gradiva quel continuo movimento a spirale di Michelangelo, essenzialmente estraneo
all’arte classica. Quindi, osserviamo come qua l’antichità viene fatta rivivere senza forzare la natura
e il realismo tipico del Buonarroti viene sostituito con un tono più armonico, privo di tensione e
pathos.
Sfortunatamente la statua è stata danneggiata da un incendio del 1762; ciò nonostante, ancora oggi
il marmo mostra nei suoi dettagli anatomici la realizzazione del corpo, come: il muscolo della
coscia, l’addome e le braccia. Se il Dio del vino di Michelangelo ci invita a brindare con lui, qua
invece egli non coinvolge direttamente l’osservatore nella scena; anzi, si mostra in una posa
slanciata, mentre solleva in alto la piccola ciotola con tono glorioso, accennando anche un lieve
sorriso.
In conclusione, vi riporto le parole di Giorgio Vasari per comprendere fino in fondo l’idea di Jacopo
Tatti: “(…)Jacopo lo cominciò con tanta voglia, che lavorando volava con le mani e con l’ingegno.
Studiò, dico, quest’opera di maniera, per farla perfetta, che si mise ritrarre dal vivo, ancora che
fusse di verno, un suo garzone, chiamato Pippo del Fabbro, facendolo stare ignudo buona parte del
giorno. (…)”






