CENTO (FE) SULLA NUOVA RIORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI EDUCATIVI IL SINDACATO FUNZIONE PUBBLICA DI CGIL CRITICA LE FACILE ESTERNALIZZAZIONI “: VEDI LA NOTA !

IL CENTRO INFANZIA PACINOTTI LA SUA MENSA INTERNA OGGETTO DI BANDO PER ESSERE CEDUTA AD ESTERNI LA GESTIONE…

CENTO 06/05/18 – (LA REDAZIONE) Riceviamo dal Sindacato CGIL FUNZIONE PUBBLICA una nota che descrive la sua posizione in merito della delibera assunta dall’Amministrazione Comunale in merito alla riorganizzazione dei Servizi Educativi in cui si autorizza all’appalto di alcuni servizi quali la mensa scolastica. leggiamo la posizione del sindacato a tutela dei lavoratori : La delibera con cui il consiglio comunale di Cento impone una nuova riorganizzazione dei servizi educativi prevede una ulteriore “esternalizzazione” di una sezione dei Nidi, da affidare in gestione a chi si aggiudicherà la gara di appalto in via di pubblicazione e contemporaneamente si decreterà lafine della gestione pubblica del servizio mensa per i bimbi di età 0-3 anni dei nidi di Cento. Peccato che in questo percorso sia stato utilizzato il sindacato, nell’esposizione del progetto in consiglio comunale, per supportare tale decisione politica quando in realtà il sindacato ha presentato una proposta gestionale elaborata dai dipendenti del servizio (educatrici, ausiliarie,cuoche) che, ne siamo convinti, è molto più convincente sia dal lato economico che dal lato funzionale ed organizzativo della scelta compiuta dall’ amministrazione. Peccato non si sia tenuto in minimo conto del parere di chi il servizio lo gestisce a diretto contatto con l’utenza( che in questo caso va ricordato sono Bambini) da anni e con ottimi risultati come riconosciuto dalla stessa amministrazione ed utenza. E’ mancato un confronto, se non per informare a scelte compiute, che poteva trovare soluzioni più ragionate e sulle quali sarebbe opportuno ritornare. La scelta compiuta da questa amministrazione comunale non è altro che una ulteriore conferma della continuità di politiche che negli anni (partita nel lontano 2003) hanno visto la lentama continua dismissione della gestione pubblica dei servizi all’infanzia, politiche che hanno coinvolto tutte le amministrazioni che si sono succedute nel (mal)governo dell’Ente.E’ chiaro e va sottolineato che non si tratta di semplice mancanza di riconoscimento dellE professionalità del personale che gestisce le cucine, come si è scritto in questi giorni da pezzi dell’opposizione, dimenticandosi che nel 2012 al governo dell’Ente questi predisponevano un bando che esternalizzava il primo lotto del servizio mensa; il discorso è complessivo, mancanza di politiche attive che potessero produrre scelte che anziché dismettere creavano strutture per il governo delle politiche educative in un ottica territoriale più ampia. Non solo un coordinamento pedagogico ma una Istituzione che governasse i processi formativi. Se fino ad oggi non è stata questa la scelta, allora poteva essere questa l’occasione per l’amministrazione di dimostrare la propria lungimiranza e diversità dai politici che si sono succeduti nel passato a guidare l’Ente operando una scelta coraggiosa di investimento, e la legislazione attuale lo permette poiché le maglie che delimitavano la spesa per il personale si sono allargate proprio nel settore educativo. Per quale ragione allora promuovere il ruolo di coordinamento pedagogico se poi ci si allontana dalla gestione dei servizi? Si è detto una scelta che guarda ai numeri: vorremmo ricordare a quei politici che in maniera pilatesca hanno appoggiato l’operazione (l’astensione di fronte alle scelte è sempre un atto di ambiguità) e in aula consigliare lamentavano la gestione in perdita del servizio che questa scelta graverà ulteriormente sulle casse comunali in quanto il personale comunale continuerà ad essere in capo all’amministrazione e sull’appalto saranno caricati ulteriori costi a copertura della gestione delle cucine (3 cuochi di livello C1 producono un costo lordo di oltre 60.000). Ci si dice (ma non lo si certifica) che comunque i dipendenti rimarranno in carico all’amministrazione, e forse sarebbe il caso di valutare le condizioni di lavoro dei dipendenti delle aziende che vincono gli appalti…. Bene, se vogliamo ragionare di rispetto per il “buon” lavoro allora sarebbe importante capire come si esternalizza e soprattutto il perché, se non sono i vantaggi economici a motivarne l’operazione. Verificare se all’interno dei capitolati d’appalto saranno inserite le clausole sociali a tutela dell’occupazione di tutto il personale che gravita attorno all’appalto. Vigilare sulle cooperative a cui vengono affidati in gestione i servizi, verificare il rispetto per le tutele economiche e normative, per i dipendenti e/o soci lavoratori, l’applicazione dei contratti nazionali di settore in tutti i suoi istituti. Tutti temi alquanto interessanti, temi che ancora una volta questa amministrazione non ha voluto affrontare in maniera approfondita o lo ha fatto con estrema leggerezza quando non intaccava le decisioni assunte.

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